giu 172015
 

di Nicola Dal Falco.
Marina di Ragusa – Oltre il portale di cor-ten che scorre silenzioso si apre un giardino in leggera salita e un orto di semplici. Una natura arabo-normanna-siciliana, un padiglione colorato e profumato.
Alla Scibina si entra per la villeggiatura, senza uscirne volentieri.
La signora che l’ha voluto ha salvato un luogo pieno di ricordi e costruito un hotel residence dove contare le stelle una ad una, fino ad arrivare a quattro.

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Sette appartamenti, divisi in mono, bi e trilocali, con quarantaquattro posti letto, tutti con il balcone e la vista che va diretta al mare, scivolando sopra il borgo di Marina di Ragusa, cresciuto in fretta dopo gli anni settanta; un servizio di prima colazione con assaggi di pani, tagliati a fette e mostrati come un dolce, mieli e marmellate, confezionate a mano, formaggi ragusani, salumi, focacce, arancine, frutta, torte.
E per chi ne ha voglia anche pranzi a richiesta e spuntini da consumare in piscina o in camera.
Gli ulivi e i mandorli, certo, la palma che segna da sempre in Sicilia le proprietà agricole, i fichi d’India, i capperi, naturalmente, ma anche un tappeto carnoso e “infestante” di lippia che svolge in maniera regale la funzione di prato all’inglese, senza lo scialo d’acqua che richiede quest’ultimo e, poi, due protagonisti assoluti: il thimus capitatus o satra e il thymus citriodorus, carico di nostalgiche fragranze agrumate.
Proprio «u meli ri satra», il miele di satra scomoda, ogni volta, fiumi di citazioni, una fama quasi religiosa di miele divino, salubre e salvifico.

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Miele divino

Le api iblee lo producono dai fiori del timo selvatico, abbarbicato in ogni fessura dei monti che dalla piana di Catania corrono a ondate fino a Comiso, a Scicli, ad Avola. Un miele che i greci paragonavano solo a quello della catena dell’Imetto che si affaccia sulla piana di Atene, ricca un tempo di foreste, dove si apriva una grotta sacra alle Ninfe e scaturiva la fonte Callia che rinvigoriva le donne sterili.
«La Scibina ha preso forma da un magazzino di mandorle – spiega Annamaria Arezzo Criscione, albergatrice e produttrice d’olio a Chiaramonte Gulfi – e il nome siciliano scibina indica un sapone molle dalle straordinarie qualità idratanti che si otteneva dal mallo. Vera e propria quintessenza di bontà e bellezza.

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Alla realizzazione dell’intero progetto hanno contribuito la società Eupro di Ragusa con gli architetti Bruno Cosentini e Fabio Triberi, oltre agli ingegneri Giuseppe Cicero, Silvana Battaglia e al laboratorio di ceramica Krete.
L’hotel residence La Scibina si avvale della collaborazione di Bruno e Federica per quanto riguarda la reception e di Marta e Iva per le colazioni.
«Fino a qualche anno fa, la casa del mezzadro e gli annessi agricoli sono stati usati dalla famiglia come casa di vacanza, non troppo distante dal mare e aperta alle brezze grazie ad una posizione elevata.
«Si facevano mandorle, perché il terreno scarso, sabbioso, non consentiva altro, a parte una parentesi in cui furono piantati carciofi e ortaggi. Quando ci siamo rimboccati le maniche, ristrutturando con grandi sacrifici i fabbricati, ci siamo preoccupati di mantenere il selciato del cortile, le facciate in pietra bianca di Ragusa e i pavimenti interni di pietra pece.
L’aver coniugato il sapore di un posto, la qualità del servizio e la modernità ci permette di restare aperti tutto l’anno, attirando una clientela italiana, europea e americana che, in molti casi, ritorna».

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Un albergo d’arte

Non è solo l’orto dei semplici il segreto della Scibina, ma un altro genere di messaggio che si ripete in ogni stanza dei sette appartamenti dove tre artisti insieme al collettivo Cargo, coordinati dai designer di Copystudio e dagli architetti dello Studio Gum di Ragusa, si sono divisi il compito di lasciare un segno, seguendo nel loro intervento alcune immagini chiave della Sicilia.
Gli appartamenti Dote e Conserve sono state affidati a Giovanna Brogna Sonnino;

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per Cianciane, il termine sotto cui si celano i campanacci delle mucche al pascolo e nelle fiere, è intervenuta Alice Valenti mentre Varcuzze nel senso di piccole barche, è stato affidato a Sergio Fiorentino.
Infine, Palombelle, il nome con cui si indicano le onde tutte uguali che preannunciano il vento; Ria, il gioco della campana, disegnato per strada con il gessetto che prevede quattro, sette o dieci caselle e Sale sono opera del collettivo Cargo.
Alla realizzazione dell’intero progetto hanno contribuito la società Eupro di Ragusa con gli architetti Bruno Cosentini e Fabio Triberi, oltre agli ingegneri Giuseppe Cicero, Silvana Battaglia e al laboratorio di ceramica Krete.
L’hotel residence La Scibina si avvale della collaborazione di Bruno e Federica per quanto riguarda la reception e di Marta e Iva per le colazioni.

La Scibina
via Panarea 31
Marina di Ragusa (RG)
GPS 36.784817 14.56049
tel.0932 622995
cell.338 3824477
cell.339 8864935
info@lascibina.it

 Posted by at 3:47 pm
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