feb 212016
 

Caltanissetta – Si chiama 8MANI, ma sono due, quelle di Giovanna Seminatore, che dopo aver tessuto al telaio si mettono a scolpire l’annodato in punta di forbici così da creare lo stesso effetto del velluto goffrato del Settecento.
Copriletti, cuscini, light-box, pannelli, paralumi, paraventi, sedute, tappezzerie, trapunte, tende emergono nella luce e nell’ombra come le pieghe della sabbia, le modanature di una facciata o le quinte di una scenografia.

al-telaio-corpo

Per la loro, a volte sottile a volte spiccata, tridimensionalità potremmo definirli dei paesaggi tessuti, riaffiorati dal fondo, dall’anima della fibra, di tutte le possibili fibre, da quella di grano a quella sintetica.
Prendiamo panarea dove l’intreccio di fili fa pensare a una stuoia o a un’incannucciata, a una veranda dove lo scintillio del mare o delle stelle si attenua e non scompare.

In sciara, invece, una cascata di lava deborda sul fondo cenere, esplode come la scia di un fuoco d’artificio mentre per pesciolini l’ordinata magia di un branco di acciughe induce ad una sorta d’ipnosi.

sciara-corpo

Stessa cosa con virus dove diagonali di fili e ciuffi sembrano lì lì per iniziare la loro danza sul vetrino di un microscopio.

alberello-corpo

L’atmosfera cambia e alberello ricorda certe scenette bucoliche rococò, chine sbiadite su carta o veloci schizzi sopra soffitti a fresco; pista! sembra un gioco, ma disegna labirinti di scrittura, cornici, vergate sui bordi di un quaderno mentre si parla e si attende.
Un omaggio particolare e personale va a canestrino, alla maestria accogliente di tanti quadratini di filo, bianchi e rossi, contrapposti in senso orizzontale e verticale. Sono la trama perfetta di un sogno all’indietro nel tempo, la pienezza di un cesto con i suoi frutti.
Non sono certo finite le collezioni di Giovanna, ma un ultimo sguardo va a rio che più che alla città del samba mi fa pensare a quei torrenti cresciuti che arrivano direttamente al mare, lasciando a lungo scoperte pietre a altre cose.
Dalle brevi descrizioni fatte e dalla visione dei lavori di Giovanna appare chiaro che quest’arte applicata è sincera con se stessa, racconta cioè qualcosa di intimo e lieve e volentieri lo offre.
Ciò non capita, naturalmente, per caso ma per lungo tirocinio e molte esperienze.
Dopo quattro anni di Accademia di Belle Arti a Palermo e uno a Firenze, una mattina, a ventuno anni, Giovanna Seminatore si appoggia a una transenna in piazza Navona. Stanno girando un film con Marcello Mastroianni e chiede dove sia lo scenografo. Gli rispondono che è andato al bar. Cerca l’uomo che gli è stato descritto sommariamente, lo trova e inizia a collaborare volontariamente.
Da lì, nasce il lungo curriculum prima di assistente e poi di scenografa tra televisione, pubblicità, cinema e teatro, fino a tornare all’arte della tessitura, imparata a scuola.

Giovanna Seminatore
cell. 331.4639341
giovanna.seminatore@gmail.com 

 Posted by at 8:33 am
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