feb 222016
 

… sento il mio nome e mi avvicino ad un gruppetto, circa 4, 5 persone privilegiate. Dietro il bancone del bar Giorgio sta stappando una bottiglia. Non leggo l’etichetta. Ci versa, sempre solo a noi privilegiati, un vino bianco brillante e vivace. Ci metto il naso. Mi arrivano profumi. Definiti. Li riconosco. Mi permetto di parlare per prima: ‘E’ un pinot bianco?’ Lo è. Mi congratulo con me stessa. ‘Avete visto l’annata?’ 2001. Un pinot bianco del 2001 firmato Giorgio Grai in etichetta. Porto il calice al mio tavolo. E sorseggio questo miracolo della natura per tutta la cena. Giorgio si alza, saluta e ringrazia tutti. Viene verso di me e mi interroga con gli occhi. Non mi importa di sembrare scontata, al limite della ‘stupidità’ e gli dico che sono commossa, che in poche ore ho arricchito la mia mente ed il mio cuore. Posso confermare a me stessa che non sto sbagliando.
‘Raccontami’ mi dice sempre con gli occhi. E mi prendo un altro privilegio buono quanto il suo pinot bianco che, intanto, continua a comunicare la sua storia e i suoi profumi.
Questo è un estratto dell’articolo completo che ho pubblicato su Tychemagazine ieri. Lo trovate qui.  

 Posted by at 3:53 pm
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