Mar 102016
 

Un libro di 133 piatti (e non  ricette), introdotto da una conversazione
con Gillo Dorfles.  Sarà presentato il 19 marzo per gli 86 anni del Maestro Marchesi.

Si intitola Opere/Works il nuovo libro di Gualtiero Marchesi in libreria dal 19 marzo. Edito da Cinquesensi, sarà presentato a Milano in occasione dell’ottantaseiesimo compleanno del Maestro della Nuova Cucina Italiana, alle 11,30 nella libreria Hoepli e il 23 marzo nella Feltrinelli Duomo, sempre a Milano. A seguire a Varese, Como, Busto Arsizio, Roma, Brescia, Verona, Firenze, Santa Lucia di Piave, Ragusa Ibla. Il ricavato del libro sostiene la Fondazione GualtieroMarchesi.

Autore: Gualtiero Marchesi
Titolo: OPERE/WORKS
Uscita: 19 marzo 2016
. 133 immagini di piatti
. una conversazione con Gillo Dorfles
. testi a cura di Nicola Dal Falco
Formato: 27×26 cm Pagine: 188
Prezzo: 50 €
ISBN: 978-88-97202-89-9
Lingua: italiano e inglese
Editore: Cinquesensi  . www.cinquesensi.it

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Prefazione di Gualtiero Marchesi

Questo è un libro di piatti e non di tecniche o di ricette.
Un libro che fa appello alle immagini, alla composizione, all’idea. Dietro ognuno di questi piatti c’è un pensiero e l’ispirazione legata, di volta in volta, a un oggetto, un libro, un incontro, una situazione in cui la libertà di spirito non esclude il piacere del gioco. L’idea e l’immagine corrispondono al concetto che la forma è materia, che il bello puro è il vero buono. Oggi, si straparla di creatività, col risultato di pasticciare nel piatto, alla ricerca dell’effetto, d’épater le bourgeois e le petit bourgeois, scordandoci che il rispetto per la materia prima, per le mille forme che assume, è un fatto che riguarda sia la salute sia l’estetica. La cucina come la musica è fatta di compositori e di esecutori.
I centotrentatre piatti che presento sono il catalogo di una vita in cui ho sempre cercato di andare oltre il soddisfacimento dell’appetito, l’interesse o l’esibizione. Piatti che, spesso, sono nati dal lavoro in cucina, accanto ai giovani cuochi che si sono succeduti nel corso degli anni. Persone che, un certo giorno, ho spinto ad andare fuori, all’estero e in particolare in Francia, dove anch’io sono cresciuto dal punto di vista della tecnica. L’amore per le arti e l’amicizia con molti artisti hanno guidato e alleviato il duro lavoro quotidiano del cuoco, riuscendo, forse, a trasformare il mestiere in un linguaggio che può essere accostato ad altri linguaggi artistici.
Questo libro, che sento profondamente mio, lo documenta senza retorica. Se ci sono riuscito, lo dirà il tempo.
Allora, più che buon appetito, buona visione.

 

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Da IL SAPORE DELL’ESTETICA

Conversazione tra Gillo Dorfles (D) e Gualtiero Marchesi (M), con Aldo Colonetti (C) in regia (…)

  1. Cosa vuol dire difetto per te, Gualtiero? Difetto nel significato che dice Gillo, cioè che ogni cucina è espressione di una realtà individuale relativa e dunque per sua natura portatrice di pregi ed errori?
    M: Esatto, perché naturalmente poi l’uomo ci mette del suo e finisce col rovinare tutto. Recentemente sulla copertina della pagina de La Lettura del Corriere della Sera ho pubblicato un’immagine provocatoria: ho impiattato due tranci d’orata al vapore. Punto. Senza null’altro. A voler dire che la materia prima va non solo rispettata ma ha già in sé tutto il suo gusto.
    D: In fondo, in un certo senso, la cucina è un’anti-natura perché, contrariamente a quello che si pensa è sempre artificiale. Quindi, direi che l’uomo appena ha potuto non si è più servito degli elementi naturali ma ha pensato di alterarli.
    M: … con questa interpretazione sono tornato alla purezza della materia e in mezzo a questo piatto ci sono due tranci di pesce, semplicemente cotti senza niente, senza nemmeno il sale. Perché tu mangi la natura, il pezzo di pesce, come puoi mangiare un pezzo di carne, una verdura; la consumi per il suo sapore, per quello che può e sa darti, senza metterci condimenti o elementi che la alterino. Noi invece siamo abituati a salare, a mettere olio, a mettere di tutto, ma i prodotti sono buoni così come sono. (…)

Da Parolea cura di Nicola Dal Falco (…)

Seppia al nero

La seppia con il suo nero è come dire l’ostrica con la sua perla, la chiocciola con il suo guscio: ciò che vedi e ciò che si nasconde. Una metafora bella e pronta della vita, facile da vivere e misteriosa da capire. Per Marchesi, servì anche a liberarsi dall’influenza francese, da delle petulanti foglioline di cerfoglio.
La seppia al nero rappresenta quanto e più di altri piatti lo stupore e la dedizione nei confronti delle materia al punto che non c’è quasi aneddoto nel raccontarne la nascita.
«Avevo tra le mani una seppia così bella – dice il maestro – e potrei aggiungere perfetta che ho pensato solo a come mostrarla.
«Ho preso, allora, la vescica con l’inchiostro e l’ho svuotata, diluendo il nero con l’acqua e legandolo con un po’ di burro in modo che acquistasse il giusto grado di sericità.
Su questo fondo, ho appoggiato la seppia, cotta in un primo tempo in padella, ma poi, nella versione definitiva, passata al vapore.
«Cosa ho fatto? Ho esaltato la natura della seppia, portando alle estreme conseguenze l’idea che la forma, ogni forma, è materia. Quando questo concetto si trasforma in regola, la cucina si semplifica e rischia seriamente di cogliere l’essenza del discorso: come trasformare cioè la natura in cibo senza tradirla». (…)
In questo libro dove la cucina assume veste e sostanza di opera, senza dilungarsi in elenchi di ingredienti, quantità e procedimenti, si respira un’aria primaverile. Quasi una villeggiatura rispetto al luogo chiuso, sistematico, della ricetta. Per una volta, il piatto va solo contemplato come prodotto dello spirito, vagheggiamento dell’occhio, composizione.
Messe così le cose, per volontà esplicita del Maestro, restava solo da aggiungere delle note ai piatti.
Qualche parola, appunto, non troppe, perché l’effetto rimbalzasse nell’immagine.
Chi volesse esercitarsi nella critica della cucina di Marchesi ha, già, a disposizione formule e concetti, elaborati da Marchesi durante la sua lunga carriera.
Mi riferisco a termini chiave come la forma è materia, il bello puro è il vero buono, alla supremazia della semplicità legata a un indiscutibile senso della composizione, ad affermazioni concrete e prive perciò di retorica: chi sa cucinare fa salute, a citazioni d’ogni genere, compreso un proverbio brasiliano, particolarmente calzante: lascia com’è per vedere come rimane.
Marchesi è veramente un libro aperto, un’opera senza steccati, più forte delle parole che si possono spendere per definirla, magnificarla o sminuirla, perché, come dice lui stesso questa è la cucina della verità, ovvero della forma, quindi della materia.

CALENDARIO

23 MARZO ore 18.30. Milano – Libreria Feltrinelli Duomo

2 APRILE ore 18. Varese – Libreria Feltrinelli, Corso Aldo Moro

3 APRILE ore 18. Como – Libreria Feltrinelli, via Cesare Cantù

4 APRILE ore 17. Busto Arsizio – Ristorante Buongusto, viale Pirandello

6 APRILE ore 18. Roma – Libreria Feltrinelli  Galleria Colonna

9 APRILE ore 18. Brescia – Libreria Feltrinelli Corso Zanardelli

10 APRILE ore 18. Verona – Libreria Feltrinelli Via Quattro Spade

11 MAGGIO. Firenze – In occasione della mostra Da Kandinsky a Pollock.

12 MAGGIO. Firenze – Artigianato e Palazzo

16 MAGGIO – Santa Lucia di Piave – Gourmandia

18 GIUGNO RAGUSA – A Tutto volume

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Posted by at 8:53 am
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