mar 052017
 

Il carcere di Bollate è considerato il carcere più stellato d’Italia.
Ha la percentuale di recidiva più bassa mai registrata.
Dopo 14 anni di passione, impegno, determinazione, mi manca un altro sostantivo per definire Silvia Polleri ma lo troverò, Silvia ha fortemente (se la conoscerete capirete che fortemente non rende l’idea) voluto questo ristorante e, anni prima, il catering di altissimo livello che, su sua responsabilità funziona, oggi, senza scorta.
E’ lei che ha voluto che il ristorante si chiamasse In Galera.
Dove vai  a mangiare oggi? In Galera e dove sennò?
Il sostantivo che mi mancava per Silvia è mamma. Come la chiamano i detenuti, Mamma, articolo 21. Quello che permette al detenuto di uscire per qualche ora a fare volontariato, o lavori utili per poi rientrare.

noi-corpo

Silvia ci ha onorati della sua presenza, dei suoi racconti, della sua umanità. Quando parla dei suoi ‘ragazzi’, almeno di alcuni, ha gli occhi pieni, appena un poco, di lacrime che poi asciuga con un gesto veloce.
Alle pareti, il figlio di Silvia fa il regista, ci sono i manifesti originali di Fuga per la vittoria e Alcatraz. Un modo per riderci sopra.

steve-corpo

In bagno, nel bagno donne, trovo Steve McQueen con il ‘Papillon’ tatuato sul petto. Un po’ come Sean Connery, James Bond, nel bagno dell’ex Gold di Milano.

stappo-corpo

A pranzo c’è un menu veloce e a cena si mangia a la carte. Qui In Galera basta chiamare, dare un nome e dire quanti siete. Arrivate, parcheggiate nel grande parcheggio del carcere, vi faranno aspettare nella sala colloqui pochi attimi. Uno stagista della scuola alberghiera Paolo Frisi, che è anche interna al carcere, vi verrà a prendere e vi porterà al ristorante.

asinara-corpo

Le tovagliette sono evocative. Ed io, da sarda innamorata, mi sento a casa. Il mio ‘gancio’ Glauco Marini non mi ha detto detto nulla. Ho solo stretto la mano, vissuta, ad un cuoco bello, magrissimo, con due occhi azzurri come il mare d’agosto a mezzogiorno. Si chiama Davide. Mi basta. Gira le spalle e va in cucina.

trucioli-primo-piatto-corpo

Mentre continuo ad ascoltare Silvia ecco che arriva questo piatto. Non ho bisogno di annusarlo perché i profumi, distinti, mi arrivano al naso. Difficile abbinare peperoni. capesante, tartufo, pesto di rucola e cioccolato. Nella mano di Davide trovo un’aggressività matura negli accostamenti ed una sensibilità profumata nel giocare con loro. Il piatto si chiama: trucioli su vellutata di peperoni dolci, capesante al tartufo e cru di cioccolato, pesto di rucola.

vino-corpo

Stiamo bevendo un vino calabro. Nella carta dei vini di In Galera troverete piccole produzioni di grandi vini. L’arredo è semplice e elegante. I colori sono delicati, pastello. C’è l’azzurro del cielo e del mare. C’è il legno biondo.

trucioli-dolce-particolare-corpo

C’è la mano dolce di Davide che gioca ancora con i trucioli  e ne fa un dolce.
Si sono pere, terra rossa di nocciole, moscato ghiacciato e gelato al melone. I trucioli sono caramellati al vino rosso.
Dopo il dolce assistiamo tutti al ‘rito’ del caffé di Don Rafaé, Silvia, rimasta in silenzio fino ad ora, mi confida che Davide, in cella, voleva solo cucinare. Capisco ora tante cose.

caffettiera-corpo

E’il caffé ch’à Ciccirinella, compagno di cella ci ha dato mammà. Lo zucchero sbattuto per fare la ‘cremina’ e il limone candito che lo fa essere buono anche freddo mi terranno sveglia per le 4 ore di viaggio che mi portano verso casa.

Tornerò In Galera. Silvia Polleri a breve sarò là!

 Posted by at 3:59 pm
Follow

Get every new post delivered to your Inbox

Join other followers