giu 112017
 

di Antonio Stanzione

Eh sì, avete letto bene, nessun errore, perché dal 2010 il Riesling in Calabria è una realtà anche se può risultare molto strano; è un vitigno che predilige il clima continentale e i terreni calcarei.

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Cosa c’entra allora con la Calabria?
All’apparenza assolutamente nulla, ma è qui che comincia una fantastica storia.
A Malvito, piccolo comune a nord di Cosenza, i baroni La Costa avevano diversi possedimenti, tra cui un casino di caccia settecentesco e dei vigneti, impiantati negli anni settanta dal Barone Gaetano La Costa. A quel tempo fare vino non era un business, ma semplicemente una passione; infatti, le varietà piantate erano Barbera e Sangiovese, dato l’amore del Barone verso i vini del Piemonte e del Chianti.

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Nella seconda metà degli anni 2000, Francesco Pacelli, avvocato napoletano, riceve in eredità dallo zio materno, Gaetano, la tenuta di Malvito e decide, in accordo con sua moglie Clara, di origini istriane, e le due figlie Carla e Laura, di trasformare quella tenuta in una vera e propria azienda vinicola, investendo nella cantina e in un territorio fino ad allora troppo poco valorizzato da un punto di vista imprenditoriale.

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Da sempre attenti al territorio e alla natura, i Pacelli hanno improntato l’intera produzione a una conduzione rigorosamente biologica.
Sì, ma perché proprio il Riesling in provincia di Cosenza?
Perché la storia si ripete!
Questo vitigno arriva in questa zona grazie alla scelta folle di Francesco, supportato dalla moglie Clara e dall’enologo ampezzano Fabrizio Zardini, ma in parte ostacolato dalla figlia Carla, amante del vino di origini renane e per questo scettica sul risultato.

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Laura l’altra figlia decide di chiamare un team di agronomi da Milano per porre fine alla diatriba familiare ed effettuare uno studio sui terreni e sul clima di questa porzione di terra calabra. I risultati sono sorprendenti e i Pacelli decidono di lanciare una sfida all’intero movimento enologico calabrese e non solo.
Da oggi qui si fa Riesling!

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Si impiantano le prime barbatelle, ma bisogna aspettare che le piante, curate in modo maniacale crescano.
Nel 2012 si vendemmia e si decide di spumantizzare il prodotto, ovviamente con soli lieviti naturali.

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Nella seconda metà del 2015, alla sboccatura, le Pacelli restano sorprese da quel vino ed arriva ora uno dei compiti più importanti, dare un nome a questa nuova creatura; molti chiamano uno spumante metodo classico semplicemente Brut, Nature, ad esempio, ma non loro.
Questa volta è Carla ad avere l’idea vincente, chiamandolo ZOE.
Trasportati dall’affetto e dall’amore per quella neonata di nome Zoe, sua figlia, nata nel 2012, si ritrovano subito tutti d’accordo.
La convinzione rispetto al nome, tanto affascinante, viene rafforzata dalla degustazione dello spumante: sembrava somigliare caratterialmente alla piccola di casa Pacelli, esuberante, ma allo stesso tempo affabile e dolcissima.

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Diamo ora uno sguardo a questo magnifico prodotto calabrese.
Dal colore giallo paglierino con riflessi dorati, il perlage è fine e persistente, al naso è elegante, esuberante e mai banale, con sentori di frutta gialla matura, su sbuffi minerali di grafite e note di idrocarburi, tipiche del vitigno, in sottofondo.
Al palato conferma una suadente eleganza, la bollicina è ben presente ma mai aggressiva, la grande freschezza e la buona sapidità fanno il resto, donando a questo spumante grande bevibilitá.
La nobiltà d’origine della famiglia Pacelli si fonde all’esuberanza e alla gioia delle sue rappresentati più in vista, Laura e Carla, dando vita a questo vino che non potrà mai essere uno spumante qualunque, ma sempre e solo ZOE.

 

 

 

 Posted by at 7:34 am
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