IL PREMIO FRANCESCO ARRIGONI 2014

AI PESCATORI DI LAMPEDUSA

Sarà consegnato all’assessore-pescatore Vincenzo Billeci

in rappresentanza dei lavoratori del mare.

Domenica 4 maggio alle 11

nel Monastero San Pietro in Lamosa, Provaglio d’Iseo.

 

 

“L’antico e duro lavoro dei pescatori di Lampedusa è cambiato. Non solo pesci, nel mare vicino all’isola della speranza, ma centinaia, migliaia di migranti, non tutti vivi purtroppo. La legge del mare, aiutare chi è in difficoltà, non è scritta come altre, anche sbagliate, e i pescatori di Lampedusa la rispettano: sempre in prima fila, da anni, in una catena di solidarietà e coraggio che fa onore ai lavoratori del mare”.

 

È questa la motivazione dell’edizione 2014 del Premio Francesco Arrigoni che sarà consegnato da Antonella Colleoni insieme ai figli e alla giuria domenica  4 maggio alle 10,30 nel monastero San Pietro in Lamosa di Provaglio (Brescia) a Vincenzo Billeci, assessore-pescatore di Lampedusa in rappresentanza dei lavoratori del mare.

Lo scorso anno, per la prima edizione, la Giuria aveva premiato Libera Terra, l’associazione nata con l’obiettivo di valorizzare territori stupendi ma difficili, partendo dal recupero sociale e produttivo dei beni confiscati

alla criminalità organizzata per ottenere prodotti di alta qualità

attraverso metodi rispettosi dell’ambiente e della dignità della persona.

Fu don Luigi Ciotti a ritirare il premio a Provaglio.

 

Il premio, attribuito da una giuria che ha per presidente Antonella Colleoni, moglie di Francesco, e suo figlio Dante tra i giurati – gli altri giurati sono amici di Francesco e compagni di strada – ha cadenza annuale e viene assegnato, il giorno del compleanno di Francesco, il 4 maggio appunto “a una iniziativa contraddistinta da una forte valenza etica”.

Consiste in 5.000 (cinquemila) euro e un oggetto artistico ogni anno diverso ma con tre caratteristiche fisse:

un pezzo di roccia, a ricordare la passione di Francesco per la montagna e le arrampicate, un cuore a ricordare la sua generosità (fino all’espianto degli organi) e la sua passione civile.

E qualcosa che spunta dalla roccia, forse una vite, perché gli uomini possono morire, le idee no: sono come semi, portati dal vento o dagli uomini di buona volontà.

 

Francesco Arrigoni, giornalista bergamasco di schiena dritta, morto improvvisamente a 52 anni, ha avuto una vita breve ma ha saputo riempirla di cose buone e giuste.

Allievo di Luigi Veronelli, fondatore e direttore del Seminario Veronelli, è passato alle pagine del Gambero rosso e poi, negli ultimi dieci anni, a quelle del Corriere della Sera.

Ha scritto di vini e cibi non per hobby ma per profonda passione e competenza: è stato cuoco, ha lavorato le vigne.

Come molti di quelli che amano la terra (iniziale maiuscola o minuscola, a piacere) ha coltivato una visione etica.

Lo accompagnava la fama di avere un brutto carattere, condivisa con quelli che hanno un carattere che brutto non è, ma forte, serio, allergico a lusinghe e tentazioni, contrario a mode, sguaiataggini e violazioni assai frequenti nel mondo del mangiare e bere.

Non gli piaceva stare in prima fila sotto i riflettori, piuttosto in un angolo, ma illuminato dalla sua competenza e coerenza, oltre che dalla stima degli addetti ai lavori.