Feb 172019
 

Che io sia una Lorenzo Lotto dipendente lo sapete da tempo. Ogni volta che qualcosa non va nella mia vita mi reco a Loreto. E già, starete pensando, dalla Madonnina Nera. Sì anche da Lei. Ma prima vado a trovare Lorenzo. Mi fermo un attimo davanti alla sua lapide in fondo alla Basilica, vicino all’uscita a destra. Dando le spalle all’altare. Poi salgo al Museo e vado a salutare l’Arcangelo Michele che scaccia Lucifero dal Paradiso. Mi soffermo sui riccioli di Satana. Sul braccio teso di Michele che forse vuole provare a salvare il Demonio e riportarlo con sé.
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Doveva venire Beba Marsano con il suo libro Vale un viaggio perché rivedessi la Crocifissione di Cristo. Una Pala enorme, in proporzione più grande della chiesa che la ospita da sempre e che la custodisce fedele. Sto scrivendo della Chiesa di Santa Maria della Pietà sita nel cuore di uno dei paesi più belli delle Marche: Monte San Giusto.

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Ma chi viene a Monte San Giusto?” Si chiede Beba. Quest’anno, grazie alla Mostra Lotto il richiamo delle Marche a Macerata, pullman di turisti colti e appassionati hanno visitato tutti i luoghi dove sono conservati i capolavori del grande pittore itinerante. Un viaggiatore con l’animo turbato e tormentato. Un illuminato che aveva intuito tanti misteri del cielo e li tramutava in dipinti.

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Con Beba c’è la responsabile marketing e comunicazione della Regione Marche, Marta Paraventi, con l’incarico speciale di promuovere i suoi tesori, quelli della Regione. Marta ci fa notare che, se abbiamo così tanti dipinti del Lotto, lo dobbiamo, alla dimenticanza del celebre Vasari che non lo inserì nella sua guida critica all’arte e agli artisti. E anche al fatto che Napoleone, per fortuna, non capì il valore delle opere. Altrimenti sarebbero al Louvre e non qui con noi.

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Maria Francesca Alfonsi, volto noto di Rai3Regione, accompagna Beba nella narrazione della grande Pala alle loro spalle. Il cielo è livido. E’ stato preso a botte. E’ tumefatto. Le tre croci sembrano, volutamente e simbolicamente, caderci addosso. Anche l’abito della Vergine è buio come il cielo. La sua è una disperazione terrena. Come quella di San Giovanni che la sorregge ma che già sente il compito di apostolo nascere in lui. Diversamente la pensa la Maddalena che vede la luce in fondo al dolore che avvolge il Golgota. Lo sguardo pietoso e comprensivo del cavallo bianco del centurione accarezza il terzetto addolorato e gli offre tutta la sua comprensione.

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Mi fermo. Non sono una critica d’arte. Sono un’innamorata.
Grazie Beba per avermi portata ancora una volta a Monte San Giusto.
Vale un viaggio. Ve lo garantisco.

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