Nov 012020
 

Ciao Pino Scaccia e la Seconda lettera da Hong Kong

Avrei voluto che questa newsletter rimanesse monotematica com’era nata. Il 28 Ottobre il mio carissimo amico e Maestro, il giornalista Pino Scaccia ci ha lasciati. Provo un dolore egoista perché mi mancheranno i suoi pensieri, i suoi  consigli e le sue storie. Perché Pino di storie, come inviato speciale del TG1, ne aveva tante da raccontare. Qui il ricordo dei colleghi della Rai, qui quello del comune amico, legame fra di noi indissolubile, Kruger Agostinelli. Ciao Pino.

Ed ora eccoci al tema di cui sopra. Voltiamo pagina e proviamo a essere ottimisti?

Vi ricordate Ketti Mazzi e la sua Lettera da Hong Kong?  Nel buio profondo di un totale isolamento ci aveva donato un’altra prospettiva da cui osservare, alzando gli occhi in su. In questa seconda lettera dalla maratona passiamo ai cento metri. E come si fa? Vi regalo le sue parole. Buona Lettura.

La crisi porta frutti. Dopo la maratona, i cento metri
di Keti Mazzi

Vi avevo già descritto il primo impatto con la crisi, provocata dal Covid, e, oggi, torno a scrivere per raccontarvi come abbiamo reagito in questi ultimi mesi. Mesi “trascinanti” come li ho chiamatiperché ci hanno cambiato la vita, cancellando provvisoriamente, il desiderio di tornare, una volta l’anno, in Italia, ritrovando Arezzo e la famiglia.
Un colpo di gomma sulla dolce abitudine di fare colazione alla pasticceria Fonterosa, con mio padre, condita di piccole attenzioni. Dai saluti affettuosi, dal chiamarti per nome alla frase di rito: «Ti faccio il solito, un cappuccino flat white»? Un po’ orgogliosa di aver introdotto, anche se con una pronuncia approssimativa, quell’espressione in inglese che sta, dimensioni a parte, più per un caffè macchiato che per un cappuccino tradizionale, con poca schiuma. Il flat white che si sposa con una meraviglia di cornetti, seminati di granella alla nocciola. Nostalgia di casa, delle hils aretine, della colazione prima di attraversare le mura della vecchia città.

 

 

Sono rimasta a Hong Kong per senso di responsabilità verso i miei clienti, anche loro delle famiglie, famiglie che producono per tradizione e per passione, e dei miei collaboratori.
Peròogni tantosale la nostalgia, per i rumori e i profumi diversi da quelli di Hong Kong, per la corsa mattutina nel parco che sostituisco con la ginnastica sul balcone. Confesso di aver già prenotato il biglietto aereo e cha dopo il 18 dicembre, passeggerò di nuovo in piazza Grande; potrò occuparmi della nuova casa, di scegliere un letto a baldacchino, la stufa, di arredarla, andando a caccia di oggetti tra i banchi del  famoso mercato dell’antiquariato di Arezzo e di regalarmi una macchina del caffè Gaggia come quella di mia nonna.

L’Italia che non si perde d’animo, mai
L’Italia che CERTA rappresenta in Medio Oriente, Asia, Indocina e Australia è quella che non si perde d’animo, mai, che sa essere di nome e di fatto una famiglia. È l’Italia dei Tasca d’Almerita che non potendo aprire come ogni anno la tenuta di Capo Faro, l’hanno messa a disposizione, a un prix d’ami, ai propri dipendenti, garantendo i servizi minimi. Un gesto che sembra tautologico definire nobile. Tutti hanno cercato e sono riusciti a non licenziare, stringendo i denti e i legami.

Penso anche alla Cantina Argiolas, tagliata fuori come il resto della Sardegna dal flusso turistico estivo, che hanno investito tempo e denaro per coronare un sogno, portando avanti la ristrutturazione della Casa del nonno, pronti a ripartire con una freccia in più. O ancora, Leonardo Pizzolo di Valle Reale che, nelle montagne in Abruzzo, si è concentrato su un progetto totalmente sostenibile. Una condizione che ci accomuna tutti, a ogni latitudine.

I prossimi cento metri
Sono una donna del fare, operativa, con la voglia di dare comunque risposte. E la mia, la nostra responsabilità, ora più che mai, è lavorare sodo. Se dovessi usare un’immagine, direi che abbiamo corso la maratona e che ora siamo pronti, sui blocchi di partenza, a scattare per i cento metri.

Le premesse non sono cambiate, sono le stesse che hanno caratterizzato CERTA, fin dalla sua nascita: raccontare la storia di un prodotto, perché il vero lusso è nutrirsi di radici.
Un lusso che, sicuramente, dovrà essere sostenuto da un impegno senza la pretesa di guadagni stellari. Pensare agli spiccioli non è più socialmente, antropologicamente, attuale. Lavorare e lavorare, questo è quanto. A essere chiara, mi torna in mente, quando andavo nei supermercati a vendere gli stracchini di Nonno Nanni, allora un perfetto sconosciuto, sbrigandomi per poter tornare a studiare.
Naturalmente, sudarsela non significa non avere progetti. Per questo vi racconto i miei. Grazie al fatto che tutti i miei collaboratori si sono rimboccati tre volte le maniche, possiamo annunciare alcune, importanti novità.
CERTA si fa in due. Due punti nel logo, uniti, al posto di uno. Quel punto voleva significare certezza e stabilità. E, ora, le certezze diventano due, da una parte la casa madre che rappresenta e promuove i suoi clienti in Oriente e dall’altra, CERTA Platform che li affiancherà in Italia.

 

 

A dirigere il secondo braccio sarà a mio fratelloGianni. Ragioniere, ma avvocato in pectore, che a ventitré anni ha preso per mano l’azienda di famiglia in un momento di difficoltà. Un custode, una spalla, un fine psicologo, un grandissimo lettore. Ma anche un silenzioso e documentato gourmet. Per me è la persona che augurerei a tutti di avere accanto. Gianni è la citazione che ti tira fuori d’impaccio quando la conversazione diventa ostica. In una parola, necessario.
In Certa Platform ricoprirà l’incarico di responsabile del portafoglio clienti, seguendo le aziende e accompagnando gli ospiti da un continente all’altro.
CERTA e CERTA Platform utilizzeranno come strumento operativo un catalogo con 450 prodotti, selezionati, che acquisteremo direttamente, intitolato Italian experience.

 

 

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Vi saluto con questa foto che rimarrà nell’album dei ricordi affettuosi, quelli del cuore. Un giorno al mare, a Portonovo, io Kruger e Pino.

 

 

Buona Domenica e buon Novembre

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