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Nov 222020
 

Una settimana da cuoco 

In questi giorni di blocco dell’attività ristorativa, con lo spazio solo per consegne a domicilio e prendi e porta a casa, l’amico Flavio Cerionidel Ristorante Alla Lanterna di Fano, in questo mondo da tanti anni, mi scrive le righe seguenti che sono il frutto di pensieri e idee con cui si confronta da tempo:

 

 

“Faccio parte di quella categoria di imprenditori per i quali sono stati ideati i ristori. Molti di noi li chiamano mancette perché realmente si tratta di pochi spiccioli che comunque, in questo momento, non abbiamo la possibilità economica di rifiutare. Non possiamo rifiutare, in queste condizioni, nemmeno un centesimo, perché molti, troppi di noi come il sottoscritto, rischiano di rendere del tutto vani, in queste condizioni, i sacrifici di una vita intera. E tutto questo rischia di farci sentire moralmente dei falliti, soprattutto agli occhi dei nostri figli e dei nipoti ai quali stiamo negando quella possibilità di sognare, e di credere in nuove e migliori opportunità, che invece hanno offerto a noi i nostri padri e i padri dei nostri padri. Non ho mai pensato che le soluzioni ai nostri problemi passino   per ribellioni e esternazioni gratuite che piacciono solo alla stampa locale, avida di colore e di notizie scioccanti. Continuo a credere, come cittadino e come ristoratore, che vadano rispettate le regole. Però devono essere le regole di un gioco trasparente, dove a perdere non possiamo essere sempre e solo noi. O le regole di un codice stradale che preveda per noi solo il semaforo rosso e lo stop, mentre altri possono sfrecciare a tutta velocità. Le regole, nel male e nel bene, devono essere uguali per tutti. Dopo che tutto questo sarà passato, perché prima o poi passerà, vorrei riuscire, un giorno, ad ospitare nel mio ristorante un politico, non importa di che colore. E vorrei che potesse lavorare con noi con i nostri stessi orari, dalla mattina presto a notte fonda. Vorrei fargli indossare la giacca da cuoco fin da quando si iniziano a pulire le prime verdure fino a quando viene l’ora di uscire in sala per ricevere i complimenti per i piatti e, a notte fonda, si sparecchia prima di chiudere. Vorrei che venisse a fare la spesa e controllasse con me fatture, tasse, costi, oneri, contributi, mettendoli tutti in fila e facendo la somma di una giornata di lavoro… Qui il testo integrale.

 

 

A proposito di cuoco. Per Italia a TavolaSotto la Toque c’è Alan Compagnucci. 

 

 

Il progetto di Peppino Lopez riguardo il panettone sta prendendo ulteriori ‘dolci’ strade. Ce lo racconta Nicola Dal Falco. Cliccate qui.

 

 

E sempre Nicola Dal Falco ci porta a Montepulciano dal vignaiolo Enzo Brini. Cliccate qui.

 

 

Tornando nelle Marche e continuando a scrivere di vini faccio i miei complimenti a Carla Fiorini. Cliccate qui

 

 

Con radioserena.net e Luca Tortuga, invece, la settimana che viene siamo fuori Regione. Almeno sul web

 

 

Domani c’è Gloria Barone con il suo papà Angelo. Parleremo di riso, risaie, storia e di una novità.

 

 

Mercoledì con Marina Wiesendanger partiamo per un lungo viaggio. Sarà solo la prima di tante puntate circa il Cibo del Futuro.

 

 

Venerdì avremo in studio Maurizio Urso con Luca Puzzuoli e festeggeremo il vincitore di Risate e Risotti

Mi leggete strada facendo, buona Domenica e un forte abbraccio!

 

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 Posted by at 6:15 am
Nov 172020
 

In questi giorni di blocco dell’attività ristorativa, con lo spazio solo per consegne a domicilio e prendi e porta a casa, l’amico Flavio Cerioni, del Ristorante Alla Lanterna di Fano, in questo mondo da tanti anni, mi scrive le righe seguenti che sono il frutto di pensieri e idee con cui si confronta da tempo:

“Faccio parte di quella categoria di imprenditori per i quali sono stati ideati i ristori. Molti di noi li chiamano mancette perché realmente si tratta di pochi spiccioli che comunque, in questo momento, non abbiamo la possibilità economica di rifiutare. Non possiamo rifiutare, in queste condizioni, nemmeno un centesimo, perché molti, troppi di noi come il sottoscritto, rischiano di rendere del tutto vani, in queste condizioni, i sacrifici di una vita intera. E tutto questo rischia di farci sentire moralmente dei falliti, soprattutto agli occhi dei nostri figli e dei nipoti ai quali stiamo negando quella possibilità di sognare, e di credere in nuove e migliori opportunità, che invece hanno offerto a noi i nostri padri e i padri dei nostri padri. Non ho mai pensato che le soluzioni ai nostri problemi passino   per ribellioni e esternazioni gratuite che piacciono solo alla stampa locale, avida di colore e di notizie scioccanti. Continuo a credere, come cittadino e come ristoratore, che vadano rispettate le regole. Però devono essere le regole di un gioco trasparente, dove a perdere non possiamo essere sempre e solo noi. O le regole di un codice stradale che preveda per noi solo il semaforo rosso e lo stop, mentre altri possono sfrecciare a tutta velocità. Le regole, nel male e nel bene, devono essere uguali per tutti. Dopo che tutto questo sarà passato, perché prima o poi passerà, vorrei riuscire, un giorno, ad ospitare nel mio ristorante un politico, non importa di che colore. E vorrei che potesse lavorare con noi con i nostri stessi orari, dalla mattina presto a notte fonda. Vorrei fargli indossare la giacca da cuoco fin da quando si iniziano a pulire le prime verdure fino a quando viene l’ora di uscire in sala per ricevere i complimenti per i piatti e, a notte fonda, si sparecchia prima di chiudere. Vorrei che venisse a fare la spesa e controllasse con me fatture, tasse, costi, oneri, contributi, mettendoli tutti in fila e facendo la somma di una giornata di lavoro. Credo che se un politico intelligente e attento vivesse realmente sulla sua pelle, attimo per attimo, le difficoltà di questo bellissimo mestiere che noi facciamo tutti i giorni, potrebbe tornare alla sua scrivania più consapevole e più utile a tutti noi e all’intera collettività. Mi si lasci dire, senza alcuna retorica, che il nostro è un lavoro stupendo ma anche molto duro, fatto di sacrifici mentali e fisici, che adesso – ora che siamo pressochè fermi, ora che stiamo vivendo in questa dolorosa e pericolosa sospensione – è gravato anche dalla sensazione e dalla paura di precipitare e dal senso di incomprensione di una politica incapace di mettersi nei nostri panni e di comprendere realmente i nostri veri problemi, che ormai riguardano la nostra stessa sopravvivenza come imprenditori. Per questo vorrei che un politico, un giorno, venisse a trovarmi con il coraggio e la voglia di indossare, in tutti i sensi, la giacca da cuoco. Per avere, almeno io, la sensazione che esiste ancora qualcuno capace di capire cosa stiamo facendo e con che cosa stiamo confrontandoci in questo momento così difficile. Non voglio aggiungere altro. Ma colgo l’occasione che mi sta dando Carla per abbracciare colleghe e colleghi che, come me, stanno preparando piatti da asporto con la stessa cura di quando hanno la sala piena. Anche questo è un modo per fare onore al nostro bellissimo lavoro.”

 Posted by at 1:21 pm
Nov 132020
 

di Nicola Dal Falco

Un’idea siciliana per il panettone, che va bene a Natale, ma che, piano piano, potrebbe diventare anche un dolce fuori stagione, buono tutto l’anno. Tanto più se si accompagna al suo piatto da portata, modellato a mano da Peppino Lopez, designer ragusano che ha ideato e realizzato servizi per i cuochi.

E infatti, Il Lopez si fregia del titolo di Dolcepane di Sicilia, tanto per chiarire l’aspirazione a trasformarsi in una piacevole abitudine quotidiana.

«Questo panettone è un gioco di mani – sottolinea Peppino Lopez – da una parte il pasticcere dall’altra il ceramista. Ambedue impastano, modellano e cuociono. Dalla terra al fuoco, portando in tavola la forma che contiene e la forma che sazia. Un gesto che coinvolge occhio, tatto e gusto».

Come per le sue altre creazioni, raccolte nel nuovo catalogo di Fucina, incentrato su tre collezioni (bolle, coccio, sassi) e fotografato da Marcello Bocchieri, anche il piatto da panettone è in gres smaltato bianco. La forma ricorda la corolla aperta di un fiore o, visto di lato, delle ondine che si inseguono.

Un piatto che invoglia a toccarlo, ad accarezzarne la superficie e i rilievi, una caratteristica dello stile di Peppino Lopez.

Il panettone col piatto, Il Lopez Dolcepane di Sicilia, è disponibile in due gusti: cereali e carrubo, guarniti entrambi con cioccolato fatto a mano, selezione premium Ciomod, preparati e infornati da Dolceforno, usando, è importante dirlo, del lievito madre.

Il panettone ai cereali comprende anche miele, frutti di bosco, noci mentre quello al carrubo, miele, pasta di mandorle e scorze candite di arance siciliane.
Il Lopez Dolcepane di Sicilia con la scatola, studiata da Luana Gravina, è realizzati in edizione limitata.

Per ordinare i panettoni: https://www.peppinolopez.it/categoria-prodotto/dolcepane-di-sicilia/ Per ulteriori informazioni: info@peppinolopez.it

 

 

 

 Posted by at 1:53 pm
Nov 132020
 

Intervista a Enzo Brini, vignaiolo a Montepulciano

di Nicola Dal Falco

Le tenute Il Conventino e La Casella hanno una bella storia antecedente al 2003, quando la famiglia Brini insieme ad altri investitori decise di acquistare venti ettari di vigne, tra il bivio di Nottola e il paese di Montepulciano. Colline, perlopiù argillose, tranne una piccola porzione sabbiosa, poste a un’altitudine variabile tra i 350 e il 450 metri d’altezza.

Il Conventino nacque, unendo due proprietà e due vite. Alfio Carpini, storico produttore di Nobile possedeva La Casella mentre Ursula Dürrschmidt, venduta la sua attività a Monaco di Baviera, aveva acquistato con il marito il rudere di un piccolo convento di campagna, che risaliva al 1300, dando quel nome alla cantina.

Con un reciproco cambio di vita, Alfio e Ursula crearono la nuova azienda che anche sotto la direzione di Enzo Brini continuerà a produrre Rosso, Nobile e Nobile Riserva, secondo la ricetta originale, basata su Sangiovese, Canaiolo, Colorino e mammolo. Alla produzione tradizionale si aggiungeranno due nuove etichette.

Cosa rappresenta Il Conventino e La Casella per la docg Montepulciano?

Una tradizione nella tradizione per la storia che risale a quarantatrè anni fa, le scelte di cantina e una curiosa omonimia: la fedeltà al disciplinare, la prima nel 1998 a imbottigliare del Nobile di Montepulciano bio e la coincidenza tra il nostro nome e un altro Conventino legato alla prima citazione di Vino Nobile, in un documento del settembre 1787. Allora, il Governatore del Conservatorio di San Girolamo consegnò in omaggio al Conservatorio fiorentino detto Il Conventino, 28 fiaschi di Vino Nobile.

Come è andata la vendemmia?

Nel nostro caso, direi che è andata bene, non abbiamo subito le conseguenze maltempo.  Ci siamo ritrovati con molta qualità e una giusta quantità.

Nuove etichette in futuro?

Si, le novità comprendono il restyling de Il Cambio, etichetta storica che sottolineava nel nome il cambio di vita dei precedenti proprietari. Il Cambio sarà il primo Nobile di Montepulciano a passare dall’affinamento in legno, come vuole il disciplinare, a quello in anfora per sei mesi. La mia famiglia è anche titolare della Drunk Turtle di Pontedera che fabbrica anfore in cocciopesto, riproponendo l’antico materiale, utilizzato dai Romani. In cantina ne abbiamo cinque da dieci ettolitri l’una.

Il Cambio sarà sul mercato a ottobre dell’anno prossimo, nel frattempo abbiamo ridisegnato le etichette del bianco Accordo e del rosé Contrasto, mentre stiamo lavorando a una primizia, a qualcosa per noi di inedito.

Come si articola il vostro mercato?

Circa il trenta per cento delle vendite riguarda l’Italia mentre il resto va all’estero, in Svizzera, Germania, Usa, Giappone e Russia. Quest’ultimo si è rivelato per noi un mercato in forte ascesa.

Per chi volesse conoscere il vostro vino, da quali etichette dovrebbe iniziare?

Rosso, caratterizzato per l’85 per cento di Sangiovese, imbottigliato di anno in anno; Nobile con una percentuale tra il 90 e il 95 per cento che passa due anni in botti grandi e sei mesi in bottiglia; Nobile Riserva che invecchia tre anni in legno e sei mesi in bottiglia.

 

 

 

 Posted by at 7:16 am
Nov 012020
 

Ciao Pino Scaccia e la Seconda lettera da Hong Kong

Avrei voluto che questa newsletter rimanesse monotematica com’era nata. Il 28 Ottobre il mio carissimo amico e Maestro, il giornalista Pino Scaccia ci ha lasciati. Provo un dolore egoista perché mi mancheranno i suoi pensieri, i suoi  consigli e le sue storie. Perché Pino di storie, come inviato speciale del TG1, ne aveva tante da raccontare. Qui il ricordo dei colleghi della Rai, qui quello del comune amico, legame fra di noi indissolubile, Kruger Agostinelli. Ciao Pino.

Ed ora eccoci al tema di cui sopra. Voltiamo pagina e proviamo a essere ottimisti?

Vi ricordate Ketti Mazzi e la sua Lettera da Hong Kong?  Nel buio profondo di un totale isolamento ci aveva donato un’altra prospettiva da cui osservare, alzando gli occhi in su. In questa seconda lettera dalla maratona passiamo ai cento metri. E come si fa? Vi regalo le sue parole. Buona Lettura.

La crisi porta frutti. Dopo la maratona, i cento metri
di Keti Mazzi

Vi avevo già descritto il primo impatto con la crisi, provocata dal Covid, e, oggi, torno a scrivere per raccontarvi come abbiamo reagito in questi ultimi mesi. Mesi “trascinanti” come li ho chiamatiperché ci hanno cambiato la vita, cancellando provvisoriamente, il desiderio di tornare, una volta l’anno, in Italia, ritrovando Arezzo e la famiglia.
Un colpo di gomma sulla dolce abitudine di fare colazione alla pasticceria Fonterosa, con mio padre, condita di piccole attenzioni. Dai saluti affettuosi, dal chiamarti per nome alla frase di rito: «Ti faccio il solito, un cappuccino flat white»? Un po’ orgogliosa di aver introdotto, anche se con una pronuncia approssimativa, quell’espressione in inglese che sta, dimensioni a parte, più per un caffè macchiato che per un cappuccino tradizionale, con poca schiuma. Il flat white che si sposa con una meraviglia di cornetti, seminati di granella alla nocciola. Nostalgia di casa, delle hils aretine, della colazione prima di attraversare le mura della vecchia città.

 

 

Sono rimasta a Hong Kong per senso di responsabilità verso i miei clienti, anche loro delle famiglie, famiglie che producono per tradizione e per passione, e dei miei collaboratori.
Peròogni tantosale la nostalgia, per i rumori e i profumi diversi da quelli di Hong Kong, per la corsa mattutina nel parco che sostituisco con la ginnastica sul balcone. Confesso di aver già prenotato il biglietto aereo e cha dopo il 18 dicembre, passeggerò di nuovo in piazza Grande; potrò occuparmi della nuova casa, di scegliere un letto a baldacchino, la stufa, di arredarla, andando a caccia di oggetti tra i banchi del  famoso mercato dell’antiquariato di Arezzo e di regalarmi una macchina del caffè Gaggia come quella di mia nonna.

L’Italia che non si perde d’animo, mai
L’Italia che CERTA rappresenta in Medio Oriente, Asia, Indocina e Australia è quella che non si perde d’animo, mai, che sa essere di nome e di fatto una famiglia. È l’Italia dei Tasca d’Almerita che non potendo aprire come ogni anno la tenuta di Capo Faro, l’hanno messa a disposizione, a un prix d’ami, ai propri dipendenti, garantendo i servizi minimi. Un gesto che sembra tautologico definire nobile. Tutti hanno cercato e sono riusciti a non licenziare, stringendo i denti e i legami.

Penso anche alla Cantina Argiolas, tagliata fuori come il resto della Sardegna dal flusso turistico estivo, che hanno investito tempo e denaro per coronare un sogno, portando avanti la ristrutturazione della Casa del nonno, pronti a ripartire con una freccia in più. O ancora, Leonardo Pizzolo di Valle Reale che, nelle montagne in Abruzzo, si è concentrato su un progetto totalmente sostenibile. Una condizione che ci accomuna tutti, a ogni latitudine.

I prossimi cento metri
Sono una donna del fare, operativa, con la voglia di dare comunque risposte. E la mia, la nostra responsabilità, ora più che mai, è lavorare sodo. Se dovessi usare un’immagine, direi che abbiamo corso la maratona e che ora siamo pronti, sui blocchi di partenza, a scattare per i cento metri.

Le premesse non sono cambiate, sono le stesse che hanno caratterizzato CERTA, fin dalla sua nascita: raccontare la storia di un prodotto, perché il vero lusso è nutrirsi di radici.
Un lusso che, sicuramente, dovrà essere sostenuto da un impegno senza la pretesa di guadagni stellari. Pensare agli spiccioli non è più socialmente, antropologicamente, attuale. Lavorare e lavorare, questo è quanto. A essere chiara, mi torna in mente, quando andavo nei supermercati a vendere gli stracchini di Nonno Nanni, allora un perfetto sconosciuto, sbrigandomi per poter tornare a studiare.
Naturalmente, sudarsela non significa non avere progetti. Per questo vi racconto i miei. Grazie al fatto che tutti i miei collaboratori si sono rimboccati tre volte le maniche, possiamo annunciare alcune, importanti novità.
CERTA si fa in due. Due punti nel logo, uniti, al posto di uno. Quel punto voleva significare certezza e stabilità. E, ora, le certezze diventano due, da una parte la casa madre che rappresenta e promuove i suoi clienti in Oriente e dall’altra, CERTA Platform che li affiancherà in Italia.

 

 

A dirigere il secondo braccio sarà a mio fratelloGianni. Ragioniere, ma avvocato in pectore, che a ventitré anni ha preso per mano l’azienda di famiglia in un momento di difficoltà. Un custode, una spalla, un fine psicologo, un grandissimo lettore. Ma anche un silenzioso e documentato gourmet. Per me è la persona che augurerei a tutti di avere accanto. Gianni è la citazione che ti tira fuori d’impaccio quando la conversazione diventa ostica. In una parola, necessario.
In Certa Platform ricoprirà l’incarico di responsabile del portafoglio clienti, seguendo le aziende e accompagnando gli ospiti da un continente all’altro.
CERTA e CERTA Platform utilizzeranno come strumento operativo un catalogo con 450 prodotti, selezionati, che acquisteremo direttamente, intitolato Italian experience.

 

 

Per saperne di più cliccate qui

Vi saluto con questa foto che rimarrà nell’album dei ricordi affettuosi, quelli del cuore. Un giorno al mare, a Portonovo, io Kruger e Pino.

 

 

Buona Domenica e buon Novembre

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 Posted by at 7:19 am
Ott 252020
 

L’Arte del Maestro

Capire l’Arte del Maestro è un privilegio che pochi possono e sanno permettersi. Il violoncellista Relja Lukic, il 3 Ottobre, ha spiegato come fare per comprendere l’arte musicale del Maestro Direttore d’orchestra e compositore Ezio Bosso con una performance che ha toccato livelli altissimi di gradimento. La Maestra profumiera, fedele discepola e amica di Bosso, Hilde Soliani era lì. E ci ha fatto un grande regalo. Cliccate qui. 

 

 

Erano circa una trentina i professionisti pasticcieri intervenuti alla MasterClass del Maestro Luca Montersino ad Accademia Chef’s lo scorso 8 Ottobre. Il famoso PastryChef ha svelato alcuni dei suoi preziosi segreti per tendere, sempre di più, ad una pasticceria #senzazucchero. Un concetto che rende il dolce ancora più buono perché molto più sano. Alla fine ha rilasciato una lunga intervista dove svela il suo percorso per una più facile comprensione della sua arte. Cliccate qui

Algert Gega è un Maitre, Maestro di cerimonie. Ci vuole arte e tanta saggezza per saper organizzare un evento che sia indimenticabile e rimanga nel cuore di chi lo ha vissuto. Lo so che non è il momento giusto, viste le ultime drastiche restrizioni che impediranno per un po’ di fare e sognare, ma il racconto di Algert, da albanese emigrato a professionista di successo nel wedding di alto livello va ascoltato. Perché verranno tempi migliori. La mia intervista a lui su radioserena.net la trovate cliccando qui.

 

 

Facciamo un passo indietro di qualche giorno e torniamo ad Accademia Chef’s la sera del 1 Ottobre. Una cena di gala didattica ha inaugurato l’anno accademico 2020/2021. 10 allievi in cucina sotto la guida di Valerio Giovannozzi, chef resident e Maestro, coadiuvati da Noemi Ciabattoni Laura Assenti, hanno dato il meglio di loro spiegando e cucinando un giro del mondo attraverso le alghe. Qui vi racconto nel video di Kruger Agostinelli. Qui la recensione dei piatti da parte della GuestStar Elis Marchetti.

 

 

Si chiama Palatò con l’accento sulla O, il nuovo progetto ideato dallo Chef Marc Farellacci e l’imprenditore Omar Campise.  E’ una start up food-tech che combina la tradizione della cucina mediterranea con tecnologie digitali per produzione, confezionamento, tracciabilità e sicurezza alimentare con sistemi avanzati di e-commerce in grado di fornire una user experience innovativa. Cliccate qui

 

 

I prossimi appuntamenti su radioserena.net  con Luca Tortuga ne #ilretrocucinadicarlalatini, questa settimana, vedono il ritorno di affezionati habitués.

 

 

Lunedì c’è la registrazione dell’inaugurazione, a debita distanza, quattro per volta, dell’Hosteria La Marca di Marco Domenella e Nicoletta MarchegianiUn locale dedicato a tutti ma soprattutto a chi vive con il fastidioso cruccio di essere intollerante a qualcosa.

 

 

Mercoledì la carissima Marina Malvezzi, la Signora di mangiarebene.com, ci porta ancora una volta #alcinemaincucina con due celeberrimi film di Walt Disney. Per la gioia di grandi e piccini.

 

 

Venerdì ascolteremo dalla voce della nostra astrologa Daniela Nipoti cosa pensano i pianeti di noi per il mese di Novembre. Che vi anticipo qui.

 

 

Vi lascio, come spesso mi succede, con un bellissimo piatto di pasta. Lo Chef Fabio Tammarodell’Officina dei Sapori di Verona, è sempre più bravo e essenziale. Spaghetti grandi, aglio nero e bottarga.

 

 

Buona Domenica!

 

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 Posted by at 6:35 am
Ott 242020
 

La crisi porta frutti. Dopo la maratona, i cento metri
di Keti Mazzi

Vi avevo già descritto il primo impatto con la crisi, provocata dal Covid, e, oggi, torno a scrivere per raccontarvi come abbiamo reagito in questi ultimi mesi. Mesi “trascinanti” come li ho chiamati, perché ci hanno cambiato la vita, cancellando provvisoriamente, il desiderio di tornare, una volta l’anno, in Italia, ritrovando Arezzo e la famiglia.
Un colpo di gomma sulla dolce abitudine di fare colazione alla pasticceria Fonterosa, con mio padre, condita di piccole attenzioni. Dai saluti affettuosi, dal chiamarti per nome alla frase di rito: «Ti faccio il solito, un cappuccino flat white»? Un po’ orgogliosa di aver introdotto, anche se con una pronuncia approssimativa, quell’espressione in inglese che sta, dimensioni a parte, più per un caffè macchiato che per un cappuccino tradizionale, con poca schiuma. Il flat white che si sposa con una meraviglia di cornetti, seminati di granella alla nocciola.
Nostalgia di casa, delle hils aretine, della colazione prima di attraversare le mura della vecchia città.

 

Ketti Mazzi

 

Sono rimasta a Hong Kong per senso di responsabilità verso i miei clienti, anche loro delle famiglie, famiglie che producono per tradizione e per passione, e dei miei collaboratori.
Però, ogni tanto, sale la nostalgia, per i rumori e i profumi diversi da quelli di Hong Kong, per la corsa mattutina nel parco che sostituisco con la ginnastica sul balcone. Confesso di aver già prenotato il biglietto aereo e cha dopo il 18 dicembre, passeggerò di nuovo in piazza Grande; potrò occuparmi della nuova casa, di scegliere un letto a baldacchino, la stufa, di arredarla, andando a caccia di oggetti tra i banchi del famoso mercato dell’antiquariato di Arezzo e di regalarmi una macchina del caffè Gaggia come quella di mia nonna.

L’Italia che non si perde d’animo, mai
L’Italia che CERTA rappresenta in Medio Oriente, Asia, Indocina e Australia è quella che non si perde d’animo, mai, che sa essere di nome e di fatto una famiglia. È l’Italia dei Tasca d’Almerita che non potendo aprire come ogni anno la tenuta di Capo Faro, l’hanno messa a disposizione, a un prix d’ami, ai propri dipendenti, garantendo i servizi minimi. Un gesto che sembra tautologico definire nobile. Tutti hanno cercato e sono riusciti a non licenziare, stringendo i denti e i legami.
Penso anche alla Cantina Argiolas, tagliata fuori come il resto della Sardegna dal flusso turistico estivo, che hanno investito tempo e denaro per coronare un sogno, portando avanti la ristrutturazione della Casa del nonno, pronti a ripartire con una freccia in più. O ancora, Leonardo Pizzolo di Valle Reale che, nelle montagne in Abruzzo, si è concentrato su un progetto totalmente sostenibile. Una condizione che ci accomuna tutti, a ogni latitudine.

I prossimi cento metri
Sono una donna del fare, operativa, con la voglia di dare comunque risposte. E la mia, la nostra responsabilità, ora più che mai, è lavorare sodo. Se dovessi usare un’immagine, direi che abbiamo corso la maratona e che ora siamo pronti, sui blocchi di partenza, a scattare per i cento metri.
Le premesse non sono cambiate, sono le stesse che hanno caratterizzato CERTA, fin dalla sua nascita: raccontare la storia di un prodotto, perché il vero lusso è nutrirsi di radici.
Un lusso che, sicuramente, dovrà essere sostenuto da un impegno senza la pretesa di guadagni stellari. Pensare agli spiccioli non è più socialmente, antropologicamente, attuale. Lavorare e lavorare, questo è quanto. A essere chiara, mi torna in mente, quando andavo nei supermercati a vendere gli stracchini di Nonno Nanni, allora un perfetto sconosciuto, sbrigandomi per poter tornare a studiare.
Naturalmente, sudarsela non significa non avere progetti. Per questo vi racconto i miei. Grazie al fatto che tutti i miei collaboratori si sono rimboccati tre volte le maniche, possiamo annunciare alcune, importanti novità.
CERTA si fa in due. Due punti nel logo, uniti, al posto di uno. Quel punto voleva significare certezza e stabilità. E, ora, le certezze diventano due, da una parte la casa madre che rappresenta e promuove i suoi clienti in Oriente e dall’altra, CERTA Platform che li affiancherà in Italia.

 

Daniel Cheung, PR, Hazel Tang, Administration and Financial Manager Certa and Certa Platform, Eunice Law,Operations and Events Manager Asia, Coordinator Certa Platform, Keti Mazzi, Founder and Managing Director Certa, Director Certa Platform, Matteo Ceravolo, Business Development Manager Italian spirits, David Reali, Business Development Manager Food department, Benedetta Anghileri (Panglossian), Communication and Digital Manager Sara Biancaccio (Panglossian), Branding and Marketing Manager

 

A dirigere il secondo braccio sarà a mio fratello, Gianni. Ragioniere, ma avvocato in pectore, che a ventitré anni ha preso per mano l’azienda di famiglia in un momento di difficoltà. Un custode, una spalla, un fine psicologo, un grandissimo lettore. Ma anche un silenzioso e documentato gourmet. Per me è la persona che augurerei a tutti di avere accanto. Gianni è la citazione che ti tira fuori d’impaccio quando la conversazione diventa ostica. In una parola, necessario.
In Certa Platform ricoprirà l’incarico di responsabile del portafoglio clienti, seguendo le aziende e accompagnando gli ospiti da un continente all’altro.
CERTA e CERTA Platform utilizzeranno come strumento operativo un catalogo con 450 prodotti, selezionati, che acquisteremo direttamente, intitolato Italian experience.

 

Gianni Mazzi

 Posted by at 5:33 am
Ott 222020
 

ARIETE

Cielo un po’ nuvoloso in questo mese di novembre, con Venere e Mercurio ostili che creano malumore e scarsa voglia di dilettarvi in cucina. Le questioni di cuore sembrano affliggervi con una certa intensità. Meglio allora trovare consolazione con una tisana fumante, una tazza di cioccolato o una profumata costina alla griglia.

TORO

Sebbene stanchezza e distrazione vi affliggano nel corso del mese, non vi faranno difetto intraprendenza e fascino i quali vi forniranno le armi vincenti per raggiungere i traguardi che vi stanno a cuore. Allargherete la vostra sfera d’influenza come una ciambella che lievita in forno, espandendo il profumo tutt’intorno a voi.

GEMELLI

Novembre straordinario e ricco di opportunità che non dovrete lasciarvi scappare di mano. Un fitto intreccio di pianeti propizi vi regalerà energia, prontezza di riflessi, capacità di mettere a segno colpi vincenti. Come ciliegina sulla torta, non mancheranno benefici economici e qualche lieta novità  nella sfera affettiva.

CANCRO

La vita amorosa non sarà al massimo, in quanto Venere vi volta le spalle, ma si profila al vostro orizzonte un mese eccellente, ricco di opportunità che vi verranno servite su di un vassoio d’argento e che non dovrete lasciarvi sfuggire. Lucidi, sintonizzati, perfettamente connessi con la realtà che vi circonda, raccoglierete successi a piene mani.

LEONE

Sarà per voi un mese un po’ incerto e nebuloso, dove solo Marte in Ariete continuerà a mantenere saldamente il suo appoggio verso di voi. Avrete però a disposizione tutto il tempo che vi serve per mettere un sacco di carne al fuoco e definire nei dettagli i programmi per il futuro. Venere vi sorride in amore.

VERGINE

In forma smagliante, sicuri di voi come raramente vi capita di essere, non sbaglierete un colpo nel lavoro e conquisterete successi a ripetizione. Saranno proprio come le ciliegie, insomma, una mossa vincente tirerà l’altra. Il vostro fascino non avrà rivali, nessuno saprà resistere alle vostre avances come del resto, nessuno si opporrà a una morbida panna cotta.

BILANCIA

Sempre coadiuvati da Venere nel segno, potrete contare su di un sacco di sostegni planetari che vi renderanno vincenti in ogni campo. In amore sarete irresistibili e saprete conquistare le prede più ambite, nel lavoro le soddisfazioni non mancheranno e forse riuscirete mirabilmente a cucinare al meglio uno splendido soufflè al cioccolato che si era sempre afflosciato.

SCORPIONE

In questo novembre sarete di ottimo umore e pieni di energia. Occupatevi delle faccende pratiche e godetevi il resto del mese dando libero sfogo alla vostra fantasia. Le stelle assecondano le vostre iniziative e il vostro desiderio di cambiamento ai fornelli. Cercate però di non essere troppo ingenui e di andare al di là delle apparenze in amore.

SAGITTARIO

Vi sentirete in discreta forma, ma non per questo dovrete strapazzarvi troppo. Evitate situazioni stressanti, siate attenti alla guida o nella pratica dello sport. Marte vi sorride dall’Ariete e vi rende molto dinamici, quindi un po’ di tempo per rilassarvi, per riflettere, magari in compagnia di una bella fetta di torta al cioccolato.

CAPRICORNO

Marte vi farà i dispetti, rendendovi suscettibili come non mai, pronti ad attaccar briga con chiunque vi capiti a tiro, ma vi converrà tenere sotto controllo l’aggressività per evitare di compiere passi falsi. In certi momenti vi sentirete come una maionese impazzita, e dovrete ricominciare tutto da capo. Per fortuna, Urano in Toro vi protegge e vi regala buone occasioni.

ACQUARIO

Piuttosto stanchi e demotivati, affronterete con scarso entusiasmo le nebbie novembrine e vi verrà voglia di sparire ai tropici, lontano dalle beghe quotidiane e da persone troppo assillanti. Al vostro orizzonte si profilano nuovi progetti da attuare, ma i tempi non sono ancora maturi. Consolatevi con una bella zuppa di cereali calda.

PESCI

Clima planetario vivace e stimolante, grazie a pianeti amici che vi sorridono e vi stimolano ad agire. Cercate di controllare l’aggressività e di non prendervela per un nonnulla, piuttosto lanciatevi in nuove iniziative nel lavoro o nell’esecuzione di ricette creative e strabilianti in cucina.

 

 

 

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Ott 132020
 

Andy – dice – è nato nel 2014 come una scommessa da cui stiamo raccogliendo soddisfazioni incredibili. La sua è una versione diversa dal quella di Tenuta Campioli, il nostro Bianchello superiore: è strutturato, evoluto e fedele all’annata, che rispecchia appieno proprio per il suo essere ‘dinamico’ per la sua possibilità di cambiare, di vendemmia in vendemmia”.

Fiorini fa il pieno di Guide: i Bianchelli Andy’18 e Tenuta Campioli tra i top wine del 2021. Pioggia di premi e segnalazioni nelle più autorevoli guide italiane per la storica cantina di Pesaro e Urbino. Ne ho scritto su Italia a Tavola qui. Complimenti!

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