Sogno un baglio d’ombre

E una musa scalza Che canti ancora Il primo pastore L’ora senza ritorni Dei miraggi E sappia mescolare Il vino agro All’onda di un’occhiata Leggera e immacolata Come cenere   Le foto sono di Rosenda Meer, tratte dal suo libro Memories Recit de Voyager dans l’art textile de l’ Inde Le Cachemirien MMVI  

Conversazioni tra santi di Nicola Dal Falco

conversazione tra santi   sacri il cipresso impolverato, l’alloro e la rosa, le cicale che incoronano di canti l’ombra, tagliata nel muro,   alle donne che seguono l’acqua mentre corre nell’orto e di notte come i gatti osservano la vita rattrappita delle cicorie, dei sedani, delle zucchine,   un’ombra rossa, accostata a una gialla, accesa…

Fu per i sensi di Nicola Dal Falco

Fu per i sensi una sorta di tramonto disegnato a cui sovrapporre, di volta in volta, un tocco avorio, una sfumatura albicocca che virasse al porpora e al grigio, sbiadendo d’acqua il colore   così che le macchie conservassero della tinta giusto una linea di contorno, un ghirigoro postumo,   più l’intenzione, la memoria del…

Bianco come la balena bianca di Nicola Dal Falco

Bianco come la balena bianca è «il sentiero del Leviatano», la ferita che egli apre, nuotando per le vastità del mare e mostrando quale sia il vero colore dell’abisso. La sua presenza, la sua scia, rappresentano l’apertura dei sigilli, la stoffa lacerata della creazione, l’incipit di ogni rivolgimento. Questo ricordo biblico, questa immagine ripresa dal…

Agone, acus, ago di Nicola Dal Falco

Bucano gli agoni la superficie del lago, spinti dall’impeto amoroso. Nudo metallo, limato tra petti e pinne. Cuciono una breve passione per appetiti che durano un anno: fame e fama di cacce notturne. Sono argomenti oziosi, vitali, tempestivi, sottintesi, “lavorati – come dice Cicerone – sulla punta dell’ago” per tutta la vasta, irregolare, circolarità del…

S’accende la stanza di Nicola Dal Falco

s’accende la stanza appena il sole, saltando le cime, irrompe dalla finestra sono allora le cose trafitte, chiamate all’ordinato silenzio di cose, mentre prima vibrava arrendevole un caos, forse una nenia, un pieno mai all’orlo tra sguardi protesi nel tuffo, zenit di slancio e portanza, ora che la luce tinge anche gli angoli di ovvie…